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Viaggio nello Spreco Alimentare – 2: Think Global, Act Local

Nella prima puntata del nostro viaggio vi abbiamo raccontato i numeri inquietanti dello spreco alimentare italiano: 667 grammi di cibo buttati ogni settimana per persona, 8,2 milioni di tonnellate annue, 372 euro sprecati a testa. Una follia che ci colloca al terzo posto in Europa. Ma non tutto è perduto: oggi analizziamo le soluzioni concrete che funzionano davvero, già adottate con successo da altri paesi. Perché reinventare la ruota quando possiamo imparare da chi ha già trovato la strada giusta?

“Think global, act local” – “pensa globalmente, agisci localmente”

Questo slogan, nato negli anni ’70 con il movimento ambientalista, invita a considerare i problemi del pianeta ma a iniziare il cambiamento dal proprio territorio, dalle proprie azioni quotidiane. È esattamente quello che serve per affrontare lo spreco alimentare: comprendere la dimensione globale del problema, ma agire concretamente nella propria cucina.

Il Giappone ha ridotto lo spreco alimentare del 31%. Il Regno Unito del 18%. Non con tecnologie fantascientifiche o rivoluzioni agricole, ma con trucchi semplicissimi che anche noi possiamo applicare da domani mattina. Giapponesi e inglesi non hanno inventato nulla di rivoluzionario, hanno semplicemente cambiato le abitudini quotidiane delle persone, una famiglia alla volta.

Il metodo giapponese? Dal 2008 conducono sondaggi annuali per capire dove e come si spreca il cibo. Non è magia, è metodo. Il Regno Unito ha creato un’iniziativa finanziata insieme da governo e aziende private, con campagne di formazione per ristoratori e programmi di redistribuzione del cibo in eccesso. L’aumento dei dati raccolti e la cooperazione tra pubblico e privato sono due misure fondamentali che, evidentemente,funzionano.

Le Soluzioni Partono dalla Spesa

La maggior parte dello spreco nasce prima ancora di mettere piede in cucina. Tutto inizia al supermercato, con il carrello tra le mani, quando facciamo quella che sembra la cosa più innocua del mondo: la spesa. Vi sveliamo alcuni trucchi che sembrano banali ma funzionano davvero.

Fai sempre una lista basata su un menu settimanale.

Non “cosa mi va di mangiare in generale”, ma proprio “lunedì pasta al pomodoro, martedì pollo, mercoledì minestrone”. Sembra noioso? Funziona.

Controlla sempre cosa avete già in casa prima di uscire.

Quella scatola di pelati che pensavate di aver finito potrebbe essere ancora lì, in fondo alla dispensa.

Mai fare la spesa da affamati.

Quando avete fame, il cervello vi dice di comprare il doppio di quello che serve davvero.

Per gli alimenti freschi, i prodotti sfusi sono spesso la soluzione migliore.

Invece della classica rete da 2 kg di patate di cui magari una parte marcisce prima di essere consumata, comprate solo quelle che vi servono davvero. Lo stesso vale per cipolle, limoni, carote. Al limite, se vi manca un limone per una ricetta, potete sempre chiederlo al vicino – come si faceva una volta.

Per alcuni prodotti che si vendono in quantità spesso eccessive – pensa al sedano, al prezzemolo – vale la pena organizzarsi con parenti o amici.

Dividere un cespo di sedano con un’altra famiglia significa che entrambe avrete la quantità giusta senza sprechi. È un ritorno a forme di condivisione che sembrano del passato ma che oggi hanno più senso che mai.

I surgelati rappresentano solo il 2,23% dello spreco alimentare totale.

Dei 667 grammi di cibo che buttiamo ogni settimana, di surgelati ne sprechiamo appena 15 grammi. Come mai? Semplice: durano di più, si porzionano meglio, e quando li compri sai già quanto ti serve davvero. Non è una pubblicità ai surgelati, per carità. È matematica pura: un alimento che si conserva per mesi e che puoi usare una porzione alla volta è naturalmente anti-spreco.

La differenza tra “da consumarsi entro” e “da consumarsi preferibilmente entro”

È una delle confusioni più costose della storia moderna. Il primo significa che dopo quella data il cibo potrebbe farvi male. Il secondo significa che dopo quella data il cibo sarà meno buono, ma perfettamente sicuro. La maggior parte delle persone butta via tutto quello che supera qualsiasi data, senza distinzioni. È come buttare via una maglietta perché è passata di moda, anche se è ancora perfettamente utilizzabile. I vostri sensi sono più affidabili di qualsiasi data stampata. Se quel latte ha superato il “preferibilmente entro” di due giorni, annusatelo. Se profuma di latte, è ancora latte.

Organizza per non sprecare

Il frigorifero non è un magazzino dove ficcare le cose a caso. È il “centro di comando” della vostra strategia anti-spreco, e come ogni centro di comando che si rispetti, ha le sue regole precise. Primo: quello che entra per primo, esce per primo. Semplice? Sì, ma quante volte aprite il frigorifero e prendete la prima cosa che vedete, lasciando che dietro marcisca quella comprata tre giorni prima? Secondo: ogni alimento ha il suo posto ideale. I pomodori non andrebbero in frigorifero perché perdono sapore. Le patate vanno al buio altrimenti germogliano. Le verdure a foglia verde durano di più se avvolte in un tovagliolo umido. Terzo: investite in contenitori ermetici di qualità. Non è snobismo, è fisica: l’aria è il nemico numero uno del cibo perché contiene ossigeno e umidità. L’ossigeno fa ossidare gli alimenti – pensate a come ingiallisce una mela tagliata – mentre l’umidità favorisce muffe e batteri. I contenitori ermetici creano una barriera che rallenta drasticamente questi processi, mantenendo il cibo fresco molto più a lungo.

Anche trasformare il freezer in un “centro di riserva alimentare” intelligente non è fantascienza, è buon senso. Il freezer diventa il vostro migliore alleato nella lotta contro il buttare via il cibo. Quella verdura che sta per andare a male? Lavatela, tagliatela e congelatela. Sarà perfetta per zuppe e minestre nei prossimi mesi. Il freezer può diventare anche il salvatore dei prodotti freschi che non riusciamo a utilizzare per intero. Quella cipolla e quella carota che stanno per marcire? Tritiamole e mettiamole in freezer: saranno pronte per il prossimo soffritto. Lo stesso vale per il prezzemolo, il basilico, le erbe aromatiche. Perfino la buccia del limone può essere grattugiata e congelata per future ricette.

Un investimento che può fare davvero la differenza

Avete mai pensato di acquistare una macchina per il sottovuoto? Per carità, nulla di industriale: un piccolo elettrodomestico da poche decine di euro – se ne trovano a prezzi contenuti modelli anche molto buoni – che permette una vera svolta. La carne sottovuoto può durare fino a 6-8 giorni in frigorifero rispetto ai 2-3 giorni della conservazione tradizionale, e fino a 15 mesi in freezer. Il sottovuoto permette anche un porzionamento più intelligente: posso comprare quella confezione da 6 spiedini in offerta, consumarne due la sera stessa, metterne 2 in frigo sottovuoto per i prossimi giorni e congelare gli altri 2, sempre sottovuoto, per il futuro.

Trasforma gli avanzi in qualcosa di delizioso

È la parte più divertente di tutta questa storia. Non è solo una questione di sostenibilità e di risparmio, è pura creatività culinaria che può sorprendervi. Quel pane che sta diventando duro? Diventa ottimi crostini per l’aperitivo o la base per una panzanella. Quella verdura che sta diventando un po’ triste? Perfetta per una zuppa o una vellutata che vi farà dimenticare che stavate “recuperando”. La frutta troppo matura è un tesoro nascosto: frullati, macedonie, dolci fatti in casa. Spesso la frutta “brutta” è quella più dolce, perché ha avuto il tempo di sviluppare tutti gli zuccheri. È importante dedicare tempo e inventiva per riciclare gli avanzi in ricette gradevoli. Molti chef stellati hanno fatto del recupero una filosofia culinaria, dimostrando che “scarto” e “qualità” non sono necessariamente in opposizione.

Chi ben comincia è a metà dell’opera

Non serve essere perfetti da subito. Anche tagliare 50 grammi di spreco a settimana significa risparmiare più di 30 euro all’anno e ridurre significativamente il vostro impatto ambientale. Se tutti gli italiani tagliassero quei 50 grammi settimanali, passeremmo dai 667 grammi attuali a 617. Non sembra molto? Moltiplicato per 60 milioni di persone fa 1,5 milioni di tonnellate di cibo salvato ogni anno. Il cambiamento parte da noi, dal nostro frigorifero, dalle nostre abitudini quotidiane.

Ridurre lo spreco alimentare richiede un cambio di mentalità che deve iniziare fin da piccoli. Come sottolinea Eva Alessi del WWF Italia, “lo spreco è anche una questione di comportamenti” e serve l’attivazione dei cittadini. Rafforzare le politiche di educazione alimentare, insegnare ai bambini il valore del cibo e spiegare la connessione tra alimentazione, salute e ambiente sono passi fondamentali. Mangiare male con diete squilibrate ha un impatto sulla nostra salute e sui costi sanitari.

La tecnologia può essere un prezioso alleato: app che vi aiutano a gestire la dispensa, sensori che vi avvisano quando il cibo sta per scadere, algoritmi che ottimizzano le consegne dei supermercati. Ma soprattutto, la raccolta dati. Giappone e Regno Unito hanno ridotto gli sprechi anche perché misurano tutto, costantemente. Sanno esattamente cosa si spreca, dove, quando e perché. La cooperazione tra pubblico e privato diventerà fondamentale. Non basta che i cittadini cambino abitudini se poi i supermercati continuano a buttare tonnellate di cibo per rispettare standard estetici assurdi.


Queste sono le soluzioni che ognuno di noi può applicare già da domani. Ma il cambiamento individuale, per quanto fondamentale, non basta se non è accompagnato da politiche adeguate e da un impegno collettivo. Nella puntata finale del nostro viaggio scopriremo cosa stanno facendo istituzioni e aziende, quali sono le leggi che potrebbero cambiare tutto e soprattutto verso quale futuro stiamo andando. Il 2030 potrebbe davvero essere l’anno della svolta definitiva?

[Continua con la terza puntata: “Il futuro – verso un sistema alimentare sostenibile”]